10 Lug 2023
 / The Message

Sorpasso – Finanza sostenibile

I piani previsionali a tre-cinque anni sono già difficili da prevedere, ma spingersi fino a ipotizzare cosa accadrà nei decenni a venire è cosa pressoché impossibile. Basti pensare alla FED e alla BCE che nel 2021 parlavano di inflazione transitoria, salvo usare, solo un anno dopo, toni diametralmente opposti. Nessuno sa quindi prevedere come evolverà la trasformazione energetica da qui al 2050, ma durante il percorso ci sono momenti in cui accadono eventi che ci confortano almeno sulla direzione intrapresa. Il 2023 è uno di questi.

L’IEA ha pubblicato il suo report del 2023 sull’Energia, annunciando che quest’anno gli investimenti nel solare supereranno quelli nel petrolio. Dei 2,8 trilioni di dollari che verranno investiti nelle fonti di energia, le rinnovabili, capeggiate dal fotovoltaico, ne conterà 1,7, mentre quelle fossili si prenderanno la restante parte, con un ritmo di crescita maggiore per le prime (+24% nel periodo 2021-23) e minori per le seconde (+15%).

Quest’anno, perfino un governo che inquinerà sempre di più da qui al 2030, come la Cina, ha effettuato un sorpasso: la potenza di energia installata da rinnovabili è arrivata al 50,9%, superando di fatto le fonti fossili.

Un altro sorpasso, o meglio parliamo di parità ex-aequo in questo caso, l’ha compiuto Tesla, la cui Model 3 ha eguagliato il costo per miglio rispetto alla vendutissima Toyota Corolla; ovviamente tenendo conto dei crediti per l’elettrico del governo statunitense.

Dunque, la marcia verso un mondo più decarbonizzato continua, e per fare in modo che il sorpasso del green sul fossile si completi, l’Europa a metà giugno ha emanato un nuovo pacchetto sulla finanza sostenibile e sulla Tassonomia europea.

Tra i punti più innovativi del nuovo pacchetto ci sono le raccomandazioni sulla finanza di transizione, con le quali si vuole fare chiarezza circa le attività da considerarsi adatte a una transizione verso un mondo più sostenibile. Per misurarla si potrà usare come indicatore l’ammontare di investimenti allineati alla Tassonomia, in modo da distinguere per esempio le grosse utility, i cui investimenti sono in gran parte rivolti al nuovo mondo rinnovabile, dalle compagnie petrolifere, i cui investimenti green nel 2022 ammontavano a meno del 5% del totale, a livello globale.

Altra novità è stata l’introduzione di nuove regole per le agenzie di rating. Il proliferare di data provider di dati ESG, i quali usando metodologie diverse spesso arrivano a giudizi discrepanti, è uno dei fattori che gli addetti ai lavori hanno sempre lamentato. Dunque una trasparenza maggiore da parte dei fornitori di dati, con prevenzione di eventuali conflitti di interesse, darà più credibilità ai portafogli dei gestori e creerà maggior fiducia negli investitori finali, alleviando la paura del fenomeno del greenwashing.

Il pacchetto non si limita solo a questi due punti, ma fissa nuovi standard per la rendicontazione dei dati di sostenibilità da parte delle aziende (CSRD) e ha emanato nuovi criteri per le attività economiche che contribuiscono a obiettivi ambientali, non legati al clima, quali acque marine, economia circolare, prevenzione e controllo dell’inquinamento, protezione e restauro della biodiversità e altro ancora. Tutti aspetti lodevoli, ma c’è un punto che risulta alquanto controverso, al pari dell’introduzione del gas e del nucleare nella Tassonomia: il comparto della Difesa. Secondo le nuove linee guida investire in armi e tecnologie legate alla difesa non è in contraddizione coi PAI, anzi sono attività considerate fondamentali per la sicurezza dell’Unione e quindi per il mantenimento della pace e una sostenibilità sociale! Retorica dovuta alla necessità, perché a cosa servirebbero le armi se nessuno le avesse?

Il percorso che si sta delineando nel 2023 sembra andare nella direzione giusta. Basta non perdere di credibilità, cammin facendo, forzando pensieri dettati dalla necessità contingente attribuendoli allo scopo finale.

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